Nel sesto mese del nuovo ciclo di guerra iniziato con la spietata aggressione del blocco imperialista-sionista degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, la nostra società e l'intera regione si trovano in uno dei momenti più critici della loro storia. Ciò che sta accadendo oggi in questa guerra e i risultati che ne deriveranno non influenzeranno solo la nostra vita e la nostra esistenza presente. Questa guerra determinerà per il paese e per la regione un assetto che rimarrà in vigore per generazioni. Non solo noi, ma anche i nostri figli e i figli dei nostri figli vivranno in un mondo il cui profilo sarà stato plasmato dall'esito di questo conflitto. Una guerra che, come altri scontri decisivi della storia, non si concluderà semplicemente con un cambiamento nei rapporti tra gli Stati belligeranti, ma plasmerà altresì un diverso assetto nel rapporto di forze tra le classi abbienti e quelle povere, tra capitalisti e lavoratori. E ciò che prenderà forma in questo assetto scaturito dalla guerra non sarà più modificabile facilmente.
Se questi cambiamenti avverranno a danno delle classi diseredate della società, i loro figli ne porteranno il peso per generazioni; se invece saranno a favore di queste classi, i loro dolci frutti permarranno almeno per un lungo periodo. È per questo che, in tali momenti storici cruciali, non si può più gestire la cosa pubblica come si faceva in precedenza. Questo è un periodo di pesanti sconvolgimenti politici, economici e militari che non obbedisce alle regole ordinarie delle fasi di evoluzione pacifica delle società. È un'epoca straordinaria che richiede risposte straordinarie. Per l'Iran, questa risposta immediata, necessaria e vitale consiste, dal nostro punto di vista, in una sola cosa: espropriare del potere il governo e il parlamento e trasferire tutto il potere alla piazza. O tutte le forze che aspirano al cambiamento a favore delle masse diseredate della società agiranno unite in questa direzione e raggiungeranno il successo, oppure il destino della società sarà deciso dalle classi dominanti e ad attenderci ci saranno immani tragedie. È per questo che riteniamo necessario rivolgerci a voi: a voi lavoratori, al valoroso popolo della piazza e a tutti i combattenti per la giustizia che stanno lottando per sradicare le ingiustizie odierne.
Compagni lavoratori,
Iniziamo innanzitutto da voi. Da voi che negli ultimi quattro decenni siete stati testimoni della distruzione delle vostre conquiste sociali e del declino graduale, e talvolta accelerato, del vostro tenore di vita. Da voi che in tutti questi anni avete visto presidenti della Repubblica, capi del potere giudiziario e vari presidenti del parlamento civettare, consultarsi e fare accordi continuamente con i rappresentanti dei grandi capitalisti per soddisfarne le enormi esigenze, mentre alle vostre minime rivendicazioni hanno risposto con il linguaggio della frusta, delle minacce, del carcere e delle punizioni. Da voi che avete visto i vostri diritti erodersi briciola dopo briciola e che oggi, nella vostra schiacciante maggioranza, dovete persino restare con il rimpianto di un contratto di lavoro stabile in cambio dello sfruttamento subito.
Dal giorno in cui sono stati lanciati i primi missili di questo nuovo ciclo di guerra d'aggressione, era chiaro che la società e il governo non sarebbero più stati gli stessi di prima dell'inizio del conflitto. Il momento storico in cui la guerra ha avuto luogo e le contraddizioni che l'hanno provocata imponevano che i suoi esiti non si limitassero a un mutamento nel rapporto di forze tra le parti belligeranti, ma conducessero anche a un cambiamento nelle relazioni tra le classi all'interno della società. Un processo che, sotto la regia delle Camere di Commercio e con l'aggressione sfrontata dei rappresentanti e dei funzionari del capitale nel governo e dei loro lacchè in parlamento, era in corso già prima dell'inizio della guerra — e che aveva trovato il suo riflesso nella tragedia del sanguinoso Dey 1404 [dicembre 2025/gennaio 2026] —, o doveva essere fermato oppure sarebbe proseguito a velocità ancora maggiore. Il suo arresto dipendeva dalla lotta delle classi diseredate della società, mentre il suo acceleramento era all'ordine del giorno dell'intero apparato statale e dei pilastri del sistema: dai capi dei tre poteri fino alla struttura amministrativa, alle leve mediatiche e alla rete di "esperti" mercenari della classe dominante. E oggi, sei mesi dopo, bisogna ammettere che lo schieramento di chi sta in alto, dei portavoce del capitale e della ricchezza e dei difensori della minoranza parassitaria della società, si è dimostrato più forte del nostro schieramento di lavoratori. Il risultato della loro forza e della nostra debolezza si riflette oggi in un dollaro oltre i 200.000 toman e in un'inflazione superiore al 100% sui beni di prima necessità, oltre che nel prosieguo delle sconsiderate decisioni degli uomini di governo che — indifferenti alle sofferenze causate dalla guerra — continuano a redistribuire la ricchezza sociale dal basso verso l'alto, dalle tasche vuote delle masse diseredate alle ampie tasche dei parassiti della classe dominante.
Certamente, anche in questi sei mesi, come in tutti i mesi e gli anni precedenti, le vostre lotte di lavoratori in appalto, infermieri, pensionati, spazzini e altri sono proseguite. Ma oggi deve esservi chiaro che, nonostante tutta l'importanza di queste lotte e la loro inevitabilità, si possono presagire scarse prospettive di successo per esse. La forza costrittiva delle condizioni materiali di vita è un'arma affilata nelle mani della classe dominante per respingere e vanificare le nostre lotte. Non si può sconfiggere questa forza sproporzionata in quei piccoli e frammentati campi di battaglia aziendali. Quelle lotte di fabbrica e di posto di lavoro svilupperanno la loro reale potenza solo quando si legheranno ai grandi sconvolgimenti in atto, traendo forza da essi e influenzandoli a loro volta. E il centro di gravità di questi grandi sconvolgimenti si trova oggi nella piazza e nelle manifestazioni notturne del popolo valoroso contro la guerra e l'aggressione imperialista-sionista. È questa la forza che, al di là del singolo laboratorio o fabbrica, è in grado di cambiare il rapporto di forze a favore dei diseredati della società. In condizioni in cui è in corso una guerra determinante sul futuro della società, non si possono ottenere vittorie significative in campi diversi da quello principale. Se i risultati di quel campo di battaglia principale avranno impatti duraturi sulla vita di tutti noi, allora bisogna riconoscere l'importanza di quel fronte primario e intervenirvi in modo tale da indebolire lo schieramento delle classi dominanti e rafforzare quello dei diseredati. In altri termini, anche se molti di voi, compagni lavoratori, vi siete uniti nelle singole serate alla lotta della gente in piazza, in quei raduni non vi era tuttavia alcuna traccia della vostra presenza unitaria. Questo mentre la tendenza prevalente nei raduni notturni nelle strade non è quella di difesa dei grandi capitalisti, degli speculatori di borsa, dei ciarlatani e dei truffatori, bensì quella di difesa dei diseredati e del miglioramento delle loro condizioni di vita. Se la vostra presenza davanti alla direzione della fabbrica o dell'ospedale, o davanti all'edificio del comune o delle assicurazioni sociali per gli stipendi arretrati, le pensioni e simili rappresenta la forma più normale della vostra lotta quotidiana, in quest'epoca di grandi sconvolgimenti bisogna comprendere che tali forme non sono più sufficienti. La forza di quelle lotte aumenta quando anche nei raduni notturni in strada vengono letti i vostri comunicati e le vostre giuste rivendicazioni vengono collocate nel contesto di una solidarietà sociale. Questo terreno fertile è emerso dal cuore delle condizioni attuali e, ignorandolo, non solo perderete un'opportunità storica per elevare la lotta di classe, ma aprirete la strada a un'ulteriore aggressione al vostro tenore di vita e a una maggiore miseria. Il risultato minimo di questo movimento risiede nel fornire lo spazio necessario per la vostra presenza e la vostra lotta nell'arena dei grandi sconvolgimenti.
Compagni lavoratori,
Molti di voi hanno perso la speranza di produrre un cambiamento all'interno dell'attuale struttura politica ed economica. Se il calo del tenore di vita, la povertà, la miseria e la mancanza di una casa dignitosa non fossero stati sufficienti a generare questa disperazione, le sanguinose repressioni dell'Aban 98 [novembre 2019] e del Dey 1404 [dicembre 2025/gennaio 2026] sono ampiamente bastate a produrre questa frustrazione e questo sconforto. In verità, fino prima dell'inizio della guerra d'aggressione, non si scorgeva all'orizzonte della società alcuna forza capace di produrre un cambiamento. C'erano solo gli avvoltoi e i falchi fascisti al soldo dei centri di potere imperialisti a presentarsi come simbolo del cambiamento, e nient'altro. Le stesse forze che hanno spianato la strada ai sanguinosi crimini degli aggressori nella guerra attuale e che in quel sanguinoso Dey hanno compiuto, per la loro parte, il maggior numero di crimini. La realtà della società iraniana di oggi, tuttavia, sta nel fatto che dal cuore stesso delle strutture sociali e dall'interno della società si è eretta una forza che si può e si deve rafforzare. Ciò che scorre nelle strade è un movimento autentico e non un semplice strumento nelle mani del potere. È un movimento che può diventare una tribuna anche per le vostre proteste. Oggi è il momento di legare le vostre lotte rivendicative quotidiane a questo vasto movimento, di portargli forza e di trarre aiuto da esso. Niente vi ostacola. Inviate le vostre delegazioni nelle piazze e chiedete di parlare. Scrivete le vostre richieste e rivendicazioni sui cartelli ed esponetele alla vista di tutti nelle piazze. Siate certi che tra il valoroso popolo della piazza troverete abbastanza nemici della minoranza parassitaria e truffatrice pronti a sostenere la vostra lotta e a farsi voce per voi.
Valoroso popolo della piazza,
Oramai da più di sei mesi avete trasformato la piazza in un solido bastione contro l'aggressione imperialista-sionista al paese. L'azione che avete intrapreso è senza precedenti nel mondo contemporaneo, sia per la presenza di massa continuativa nelle strade, sia per il ruolo che i raduni di piazza hanno assunto in relazione alla guerra. La storia contemporanea conosce pochi esempi di un simile fermento popolare nelle strade per un periodo di tempo così lungo. Non sono state una o due notti: avete occupato le strade per oltre 190 notti consecutive per alzare la voce di protesta contro questa guerra imperialista-sionista e per mostrare che non rimarrete passivi di fronte alla minaccia alle basi della vostra vita sociale da parte di una forza aggressora, e che non lascerete il campo ai mercenari della reazione imperialista-sionista e ai loro lumpen-fascisti prezzolati.
Ma andando persino oltre, la vostra azione di occupazione delle strade ha di fatto introdotto un nuovo fattore nelle guerre dell'era moderna. Per la prima volta nella storia umana, la presenza costante del popolo nelle strade ha agito non solo come elemento di rafforzamento del retrovie di una guerra, ma come un fronte indipendente in una guerra totale. Nella stessa misura in cui l'attuale guerra in Iran costituisce un esempio unico, altrettanto unica è stata e rimane la vostra azione. A differenza delle rivoluzioni colorate dei decenni passati, l'attuale aggressione imperialista-sionista non avviene come diretta prosecuzione di una rivoluzione colorata, bensì dopo il fallimento di una serie di tentativi volti a realizzare una rivoluzione colorata accompagnata da un colpo di Stato all'interno del potere, di cui i sanguinosi eventi del Dey 1404 hanno rappresentato l'ultimo atto finora. Ciò che si è verificato in questa guerra non è stata solo un'offensiva territoriale, ma è stato un attacco a una delle ultime società del mondo contemporaneo che fonda ancora la propria legittimità su una rivoluzione del XX secolo. Una rivoluzione la cui eredità si è conservata non solo in modo formale nell'ideologia ufficiale di governo, ma autenticamente nel dinamismo delle relazioni sociali che ancora, dopo mezzo secolo, mantengono come tratto distintivo la resistenza al potere statale e il rifiuto dell'obbedienza cieca ai decreti governativi. Un'eredità che negli ultimi anni è stata sottoposta ai più pesanti attacchi ideologici e politici e che, con l'attivazione delle tendenze politiche più degenerate sotto forma del lumpen-fascismo monarchico, si era trovata sull'orlo dell'annientamento, riprendendo vita solo grazie alla vostra eroica reazione, popolana e valorosa, e rappresentando oggi un fattore estremamente efficace e imprescindibile nel respingere il fronte dei mercenari interni e degli agenti dell'imperialismo e del sionismo.
Ciò che avete fatto merita la massima ammirazione. Tuttavia, ora, dopo sei mesi e di fronte alle continue aggressioni del governo in carica e dell'insieme delle forze del fronte di "Intesa" (Vefaq), dev'essere chiaro che non si può più avanzare senza riconoscere i limiti finora emersi nel vostro movimento di piazza e senza superarli. Al contrario, è giunto il momento in cui il movimento di piazza rischia il logoramento e le forze dell'Intesa, lepre sulle leve esecutive e sulle capacità economico-politiche e mediatiche, spingeranno gradualmente il vostro movimento ai margini, eliminandolo completamente dalla scena o usandolo come mero strumento per i propri interessi. Fin dall'inizio, il movimento di piazza è stato anche una lotta disuguale contro nemici travestiti da amici, i quali, per mantenere la propria posizione privilegiata nel sistema di fronte ai rivali lumpen-fascisti monarchici e ai loro padroni imperialisti e sionisti, avevano bisogno dell'aiuto della piazza per poi, una volta neutralizzata la minaccia di quei rivali, attaccare la piazza stessa. Questi lupi travestiti da agnelli non solo dispongono delle leve esecutive dell'apparato statale, ma godono anche di enormi risorse finanziarie ed economiche che permettono loro di isolare dapprima la piazza confinandola in proteste circoscritte, per poi eliminarla gradualmente dalle equazioni di potere. Mentre voi partecipate alle manifestazioni notturne con la preoccupazione per il pane di domani, o vi tirate indietro per un momento per preservare la capacità di lavorare, loro trascorrono le notti in feste aristocratiche e i loro figli si godono la vita nei café di lusso. Dev'essere chiaro che in piazza non affrontate solo gli agenti del nemico esterno, ma vi trovate di fronte anche a un padrone che ha il pieno controllo dell'intero apparato statale e dei pilastri del sistema. La caratteristica del vostro movimento risiede proprio in questo: da un lato lottate contro il nemico esterno e dall'altro vi trovate di fronte a un governo che cerca sia di scendere a patti con quello stesso nemico aggressore per inserire l'Iran nell'orbita controllata dal blocco imperialista-sionista, sia di riorganizzare il capitalismo interno redistribuendo la ricchezza a danno delle masse dei diseredati e a favore della minoranza parassitaria della società. Oggi, a sei mesi dall'inizio del nuovo ciclo di guerra, è ormai innegabile che siete costretti a combattere su due fronti: sia sul fronte di battaglia contro gli aggressori, sia su quello della lotta di classe.
Questa dura lotta non può essere portata avanti senza superare i suoi limiti più gravi. E il primo limite del movimento di piazza è il modo in cui concepisce il proprio ruolo, ossia come forza di sostegno al "sistema". Durante tutto il corso di questa fervida lotta, la piazza ha sempre cercato di correggere gli "errori dei funzionari" e di rafforzare le forze seguaci della guida dell'Ayatollah Mojtaba Khamenei contro i concilianti e i cedevoli del fronte dell'Intesa. Gli ultimi sei mesi dovrebbero aver dimostrato che a questa concezione bisogna porre fine. Mentre voi in piazza ottenete concessioni momentanee e prevalentemente simboliche con un enorme dispendio di energie, loro al governo e negli organi statali compiono azioni che, con il minimo sforzo, provocano reali e tangibili cambiamenti materiali nei rapporti di forza. Migliaia di vostri slogan impallidiscono all'istante di fronte a una singola misura della Banca Centrale e del Ministero dell'Economia che aumenta il prezzo della valuta estera. Una decisione del gabinetto dei lacchè della Camera di Commercio e degli appassionati sfegatati di Wall Street e Davos può mandare in fumo e dissolvere tutti i vostri sforzi. A questa situazione bisogna porre fine, e per farlo occorre superare l'altro limite della piazza.
Nella stessa misura in cui la piazza vede se stessa nel ruolo di forza per correggere gli "errori dei funzionari" del sistema, nella stessa misura rimane incapace di comprendere la realtà fondamentale secondo cui ciò che va fatto in questo momento storico non è correggere gli "errori" di questo o quel governo, ma cambiare le strutture che negli ultimi quattro decenni sono state plasmate dai detentori del potere e della ricchezza, dai grandi capitalisti e dai loro svariati agenti; strutture che hanno portato a un sistema in cui oligarchi e aristocrazia "interna" si collocano accanto e al di sopra di una massa diseredata che pure si considera la base ideologica del sistema, mentre la massa dei lavoratori, priva della possibilità di intervenire nella politica, rimane confinata con le sue rivendicazioni al di fuori di questo cerchio. Un sistema in cui i Marashi, i Rouhani, i Zarif e gli Akhoundi sono considerati "dei nostri" e stanno sulla stessa linea del giovane religioso che guida per Snapp, mentre i Mirghaffari e i Khanifer lavoratori sono "estranei" e definiti nel campo opposto. Non è un'esagerazione dire che l'attuale miseria della società è il prodotto di questa spaccatura all'interno delle masse emarginate. Le contraddizioni della guerra hanno svelato chi veramente domina questa società iraniana sotto il nome di "sistema" è in realtà un'alleanza tra i grandi capitalisti e i loro lacchè politici da un lato, e una parte delle masse diseredate della piazza dall'altro.
Questa struttura deve essere sovvertita. Questa alleanza deve essere spezzata e sostituita da un'altra alleanza. Un obiettivo di cui in piazza si vede ben poca traccia. Se il movimento di piazza vuole vincere lo scontro con l'aggressione imperialista-sionista, deve accettare la realtà che questa vittoria non è possibile senza uno spostamento nei rapporti di classe all'interno e senza arretrare i grandi capitalisti, gli speculatori di borsa, i sovrani della finanza e i loro servitori, oggi incarnati nel governo di Intesa. La piazza, invece di essere una tribuna per questo o quel "funzionario", deve diventare una tribuna per dare voce alle rivendicazioni dei lavoratori. Invece di invitare questo o quel deputato del parlamento, la piazza deve invitare i rappresentanti dei lavoratori a parlare. Invece di impersonare l'unità con i faccendieri dell'Intesa, la piazza deve mostrare l'unità di classe contro di loro. È solo così che la piazza potrà trasformarsi in una forza capace di attuare i cambiamenti necessari nelle strutture politiche ed economiche del paese. La piazza, anziché elargire consigli, guida o ammonimenti agli oligarchi e ai banchieri, deve diventare il teatro della loro rimozione.
Un compito che rientra innanzitutto nella responsabilità delle correnti politiche che animano il movimento di piazza; cioè nella responsabilità di tutti coloro che si considerano cercatori di giustizia e lottano sia contro l'aggressione imperialista-sionista sia contro la prepotenza e la discriminazione di classe. Permetteteci di rivolgerci a loro.
Cercatori di giustizia,
Ci rivolgiamo a voi. Usiamo il termine molto ampio e generale di "cercatori di giustizia" perché abbraccia lo spettro di tutte le forze che, a prescindere da qualsiasi linea, ideologia, fede o rapporto con la struttura di potere dominante, lottano e si battono per la prosperità della maggioranza delle masse del lavoro e della fatica. Questo può includere la massa della base ideologica del sistema o le correnti e i partiti a favore della giustizia sociale all'interno e ai margini della struttura di governo; può includere il combattente anti-imperialista che si considera parte della Sinistra del Sud Globale e lotta per un ordine mondiale multipolare, o l'attivista comunista che persegue la causa della rivoluzione sociale. La verità è che il movimento spontaneo della piazza, fin dai primi momenti della sua formazione, è diventato il contenitore per la presenza sociale di tutte queste forze e, a sua volta, ha tratto forza da queste tendenze. Soprattutto, è proprio questo spettro variegato che può svolgere un ruolo chiave nel determinare il destino della piazza, impedendo l'esaurimento di questa lotta e guidandola alla vittoria.
Cari amici e compagni,
Anche per voi dev'essere chiaro che la piazza, con gli attuali assetti, non sarà in grado di avanzare ulteriormente e, nel migliore dei casi, agirà solo come un ostacolo per rallentare l'offensiva della classe dominante — non per fermarla. Se la piazza è entrata in azione in primo luogo come fronte di guerra contro l'esercito di mercenari lumpen-fascisti monarchici, ora si trova di fronte a una situazione molto più complessa. Finché il nemico aggressore e i suoi agenti mercenari erano l'obiettivo dell'attacco della piazza, una parte dei nemici interni delle masse sottostanti— i grandi capitalisti e i loro uomini di governo — vedeva inizialmente la salvaguardia della propria posizione privilegiata nella sfera economica e politica nel rafforzamento dei ranghi della piazza e nel respingimento del nemico esterno e dei suoi mercenari. Con le sconfitte militari del nemico imperialista-sionista e la schiacciante sconfitta dei loro mercenari lumpen-fascisti, la piazza è diventata una minaccia per la minoranza parassitaria al potere nel sistema, e il suo contenimento ed eliminazione sono stati messi all'ordine del giorno. Questa è una situazione estremamente difficile per il popolo valoroso della piazza, che da un lato affronta la crescente pressione dei propri vertici e dall'altro è esposto alla minaccia latente della forza lumpen-fascista negli strati sottostanti degli sviluppi politici, pronta in qualsiasi momento ad attivarsi con l'inasprirsi delle fratture di classe e a riaprire il suo fronte attualmente silenzioso. La realtà è che ora la piazza non si trova in una posizione favorevole per affrontare contemporaneamente queste due minacce e, se lo stato attuale delle cose dovesse continuare, non la attende altro futuro che il logoramento.
La causa fondamentale di questa situazione critica va rintracciata nel fatto che la battaglia della piazza contro la forza aggressora e i suoi mercenari interni si è manifestata al tempo stesso come una lotta per preservare un sistema le cui posizioni fondamentali sono sotto il controllo di classi dominanti la cui unica preoccupazione è, per l'appunto, raggiungere un accordo con quegli stessi nemici aggressori per salvare il proprio impianto di saccheggio e sfruttamento. Si tratta di una situazione fortemente contraddittoria in cui, da un lato, la piazza appare nel mondo di oggi come l'avanguardia della lotta popolare contro il sionismo — cioè il fascismo dell'era contemporanea — e l'imperialismo, e dall'altro il suo sacrificio serve a preservare una struttura decomposta, prodotto di tre decenni di putrefazione delle classi dominanti all'interno della struttura politica. Niente quanto la nauseante composizione delle forze dell'Intesa esprime questa decomposizione incurabile: un presidente della Repubblica Iraniana al di sotto della politica che è motivo di vergogna per la gloriosa società iraniana a livello globale; un presidente del parlamento corrotto e squallido fin nel midollo che considera un vanto leccare l'osso lanciatogli sotto forma di memorandum d'intesa; e un potere giudiziario che concentra tutto il suo impegno nell'amnistiare e perdonare i grandi corrotti, riservando le pene più severe alla fanteria priva di difese dei rivoltosi. La presenza di questo insieme, con un corrotto alla testa della struttura politica non è affatto un evento casuale: è il prodotto di un lungo percorso di spietata e priva di scrupoli affermazione del liberismo all'interno del sistema, che, privo di qualsiasi responsabilità sociale persino rispetto alle classi dominanti di altri paesi, si è dedicato a succhiare la linfa vitale della società e del paese. Vampiri ingrassati il cui vigore deriva dal sangue succhiato dalle arterie vitali della società. L'apparato statale in carica, con tutti i suoi servi — dal gabinetto dei ministri al parlamento svuotato, fino al potere giudiziario e ai suoi appendici mediatici e accademici — è il risultato di un lungo processo di lotta di classe a tutto campo condotta dall'alto e imposta dalle classi dominanti alla società. Questo apparato corrotto non può essere riportato sulla retta via con riforme parziali. La via per combattere questa corruzione di classe organizzata non passa per l'illuminazione delle coscienze o la correzione dell' "errore cognitivo" o dell' "errore di calcolo". La strada per combattere questa corruzione è la chirurgia, e niente di meno. Solo con l'esercizio del potere ci si può opporre al potere corrotto di questo apparato dominante, ed è esattamente questo il maggior punto di debolezza della piazza.
Chiediamo di poter dire con franchezza che la responsabilità principale di questa debolezza di fondo non va cercata nel movimento di piazza, bensì nelle forze che hanno assunto l'orientamento politico del movimento stesso. In altre parole, la gente valorosa è scesa in piazza con forza, ma non dispone di leader che con intelligenza e coraggio la guidino verso la vittoria. Mentre l'attuale epoca di sconvolgimenti richiede azioni adeguate a tali tempi, le tendenze politiche che danno forma al movimento di piazza continuano a utilizzare strumenti e metodi adatti a un'epoca ordinaria di evoluzioni politiche calme e graduali. Non solo la guerra militare del nemico aggressore, ma anche la guerra di logoramento dell'apparato statale della classe dominante contro le masse del lavoro e della fatica infliggono continuamente ferite profonde al corpo della società; ma dal lato opposto, dalla parte della resistenza popolare del movimento di piazza, ciò a cui si assiste sono minacce verbali, chiarimenti e, peggio ancora, la preparazione di un'illusoria campagna elettorale per i prossimi due anni per eleggere un presidente o un parlamento migliore. La società rischia la distruzione a ritmi incalzanti e gli oratori in piazza si occupano di elaborare piani annuali o cercano, attraverso l'opera di chiarimento, di correggere la condotta di uomini di governo che sono fondamentalmente incorreggibili. Mentre i cartelli spontanei della gente in piazza hanno compreso il pericolo esistenziale che ogni momento di prosieguo dello stato attuale porta con sé, chiedendo la destituzione del presidente al di sotto della politica e del governo servo degli oligarchi, i gruppi politici che potrebbero trasformare questo movimento in una forza attiva e organizzarlo come un potere contrapposto al potere costituito si occupano di smascherare questa o quella misura del singolo uomo di governo, svelando le trame di questa o quella Camera di Commercio o di un capitalista fiduciario. Non c'è errore più fatale dello sperare nella riforma nelle basi del sistema e persino nel confidare nel suo rafforzamento anziché creare le basi del potere delle masse in piazza. Ammonire del pericolo coloro che con mille legami di classe, politici e ideologici sono connessi alla medesima classe dominante, e confidare nell'autorità di un sistema che sta esso stesso lacerando ad ogni istante la coesione sociale, non produce altro risultato che spuntare il filo della lotta popolare di piazza e contribuire al suo logoramento.
Ciò che si sarebbe dovuto verificare in piazza negli ultimi sei mesi non era l'opera di denuncia delle malefatte del Capitano Qalibaf o del presidente amante della sottocultura teppistica e al di sotto della politica, bensì la preparazione della piazza all'esercizio del potere. E per questo esercizio del potere andava innanzitutto abbandonata la struttura logora formatasi nel sistema per predisporne una nuova. Un sistema in cui i vari Kargozaran [Servitori della Costruzione], Rouhani, Zarif e i grandi capitalisti delle Camere di Commercio prendono in mano le redini degli affari, mentre l'operaio e il disoccupato, stremati dal carovita dei generi alimentari di base, dell'alloggio, dei quaderni e delle matite per i figli, vengono spinti alla rivolta e al tumulto di strada, non solo non merita di essere preservato, ma dev'essere rapidamente sostituito con una nuova struttura. L'alleanza odierna tra le basi ideologiche del sistema e i grandi capitalisti e oligarchi, che ad ogni tornata elettorale viene rinnovata per un altro quadriennio, deve essere spezzata e deve essere formata una nuova alleanza tra tutte le masse dei lavoratori: sia coloro che oggi partecipano alla marcia della Giornata di Quds, sia coloro che oggi, disperando nella riforma delle cose, hanno riposto vane speranze nell'aiuto dell'Occidente.
Ogni momento di permanenza della struttura di governo esistente significa avvicinarsi all'abisso della rovina e della distruzione e allontanarsi dalle prospettive di liberazione e prosperità generale. Immaginare che con la nomina di questo o quel funzionario in questa o quella istituzione le cose cambieranno è un'illusione. Anche se le persone migliori e più meritevoli venissero impiegate nei posti chiave, la rete di potere organizzata che si è formata nel corso di decenni e che lavora sistematicamente per annettere l'Iran alla sfera degli Stati filo-americani — e che controlla tutte le strutture — vanificherà tutti questi sforzi. Proprio come nel tredicesimo governo [di Raisi] è stata vanificata e ridotta a una farsa la politica di avvicinamento all'Est e di adesione all'Organizzazione di Shanghai e ai BRICS, mettendo invece al centro dell'azione politica una politica di sottomissione verso gli emirati corrotti della regione sotto il nome di "politica di vicinato", spingendo il governo Raisi a diplomaticizzare la questione del genocidio a Gaza. Allo stesso modo in cui il primo ministro del Lavoro di quel governo, che per la prima volta dopo decenni era riuscito a migliorare leggermente sia la condizione dei lavoratori sia quella dell'occupazione con un aumento salariale superiore al tasso di inflazione, è stato rapidamente scalzato e sostituito con un reazionario sfegatato del libero mercato e anti-operaio.
Oggi, mentre la società necessita più che mai di solidarietà ed empatia per affrontare le conseguenze della guerra d'aggressione e ridurre la pressione sulle spalle di milioni di famiglie a basso reddito, le cui tavole già piccole la guerra ha reso ancora più povere, questa rete incorreggibile, senza alcuna vergogna, mette nuovamente le risorse della ricchezza pubblica al servizio dei bisogni della minoranza parassitaria ed benestante e dell'esibizionismo dei loro figli viziati per le strade del nord della città, destinando valuta estera all'importazione di auto straniere. Con l'inaugurazione di ogni café di lusso nelle zone benestanti delle grandi città o turistiche, aumenta da un lato la pressione dei rappresentanti di questa classe sul popolo valoroso della piazza e dall'altro si perseguono in modo più palese e sfacciato le loro azioni di sabotaggio per spingere il paese alla resa. Se qualcuno ritiene ancora che le straordinarie sintonie tra la linea dominante degli esponenti dell'Intesa e le politiche della Casa Bianca siano dovute a un errore cognitivo o di calcolo degli uomini di governo e dei capitani, o non capisce nulla di politica oppure è lui stesso un sostenitore dell'Intesa che si vergogna di ammetterlo. Questa sintonia è stata fin dall'inizio una politica calcolata per separare i diversi fronti della battaglia regionale, cedendo la Palestina, il Libano e la Siria ai socio-fascisti di Tel Aviv per ottenere, in cambio, un accordo separato con il grande padrone alla Casa Bianca. Finché le redini degli affari saranno nelle mani di questo governo e di questo parlamento, ci si deve aspettare ogni giorno nuovi sabotaggi per indebolire i ranghi della lotta anti-imperialista e anti-sionista. Sabotaggi di cui le umilianti dichiarazioni del presidente al di sotto della politica mostrano solo la punta dell'iceberg visibile. Non vi è dubbio che dietro le quinte siano in corso cospirazioni ben più vaste e terribili. I continui colpi dei sionisti in Libano, Palestina e Siria, sferrati senza il timore di alcuna conseguenza, non avrebbero potuto verificarsi senza tali accordi segreti.
Amici e compagni, voi tutti che vi considerate cercatori di giustizia o combattenti anti-imperialisti e lottate per il benessere, la prosperità di tutti e la dignità della vita: il momento attuale è il più decisivo per le sorti della nostra società e della nostra regione. Esitare nell'intraprendere un'azione risoluta mentre il nemico aggressore esterno e i suoi lacchè grandi capitalisti interni sono entrati in azione con la massima determinatezza; credere alle promesse dei vertici del governo e dei parlamentari dell'Intesa mentre questi, con inganno, complottano notte e giorno cedendo una dopo l'altra le posizioni ai nemici imperialisti e sionisti, aprirà solo la strada a tragedie ben più grandi delle sofferenze dei mesi recenti. È giunto il momento di compiere un'azione risoluta, e quest'azione risoluta, in questo preciso momento, consiste prima di tutto e soprattutto nell'espropriare i centri di potere costituiti — il governo e il parlamento — ed esercitare il controllo sul potere giudiziario.
Solo e soltanto la forza organizzata delle masse del lavoro e della fatica può salvare la società dal terribile pericolo incombente e impedirle di sprofondare in un baratro che porterà rovina, dolore e sofferenza per generazioni.
Non sperate che dalla classe dominante emergano salvatori riformatori a soccorrere la società. Non cadete nell'illusione che, aumentando la dose di autorità al governo, si possano imbrigliare i grandi capitalisti e i sovrani della finanza usandone il potere per far uscire la società da questo pericolo e ricostruirne il futuro. La difficoltà di oggi non è una piaga caduta dal cielo: è il prodotto dell'operato di quelle stesse forze. Anche se tra loro vi fosse chi attribuisce un minimo di valore al destino della gente comune, affidarsi a loro significherebbe comunque condurre le masse popolari in un vicolo cieco. Il nucleo principale dei grandi capitalisti e dei sovrani della finanza in Iran si è così consolidato e strutturato che solo con un'azione risoluta lo si potrà togliere di mezzo, non certo rafforzando temporaneamente questa o quella fazione all'interno della stessa classe dominante. E questa azione risoluta non è altro che il trasferimento di tutto il potere agli eletti della piazza.
Non abbiate dubbi sul fatto che i problemi e i potenziali danni derivanti dalla gestione degli affari da parte degli organi e delle istituzioni nate dal movimento di piazza saranno di gran lunga inferiori ai danni che il governo in carica infligge alla società in ogni momento. Confidate nella creatività delle masse, che anche in tutte le catastrofi naturali degli anni passati hanno sostenuto il peso principale della ricostruzione delle rovine. Guardate alle ampie iniziative di solidarietà sorte in tutto il paese all'inizio di questo stesso ciclo di guerra per affrontare i danni dei bombardamenti, facendo germogliare i semi della speranza nel futuro nel cuore di giorni sanguinosi.
Invitate i rappresentanti dei lavoratori ai raduni e superate le fratture interne alle classi diseredate della società.
Trasformate i raduni di piazza in una tribuna per i veri produttori della società, nella voce per la giustizia dei lavoratori. Aiutateli affinché anch'essi possano aiutare il movimento di piazza.
Nelle piazze e nei raduni gridate l'espropriazione del potere al governo e lo scioglimento del parlamento.
Chiedete alla Guida del sistema di usare il suo potere legale in questa direzione.
Nei discorsi e nei seminari mettete in discussione e a dibattito i programmi per la conduzione della guerra e la gestione della società.
Formate i comitati, i fronti e le alleanze necessarie per unire la massima forza sociale al fine dell'immediata espropriazione del potere alle classi dominanti, e non per prepararsi a ipotetiche elezioni in un futuro che potrebbe non arrivare mai.
È giunto il momento di agire in modo rivoluzionario. Non esitate. Il sostegno convinto dei comunisti sarà con voi.
Organizzazione della Preparazione Comunista (Sazman-e Tadarok-e Kommunisti)
15 Shahrivar 1405, 5 settembre 2026
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ملاحظاتی دربارهی بیانیهی …
یک رفیق
ملاحظاتی دربارهی بیانیهی «همهی قدرت به خیابانها»ی تدارک کمونیستی
۱- تدارک اخیرا (سپتامبر ۲۰۲۶) بیانیهای منتشر کرده با عنوان «همه قدرت به خیابان». قضاوت محتوای بیانیه را به خود خواننده وا میگذارم. در اینجا هدفم این است که بر جایگاه و نقش تاریخی این بیانیه تمرکز کنم. مدعای اصلی من این است که این بیانیه از نظر نقش تاریخی هم-ارز است با تزهای آوریل لنین که در آن از همهی قدرت به شوراها حرف میزند. در ادامه میکوشم با برخی اشاره به برخی ملاحظات و مقایسههای تاریخی، این مدعای خود را برای رفقای خواننده روشن کنم. (لینک تزهای آوریل لنین https://www.marxists.org/archive/lenin/works/1917/apr/04.htm)
۲- بهمن شفیق (با همهی نقدهایی که ممکن است من یا دیگرانی به درست با نادرست بهش داشته باشیم)، در عرض چند سال گذشته با ثابت قدمی و تحلیلهای سازگار اثبات کرده که شاگرد سازشناپذیر واقعیت است. فارغ از هیاهوی دستهای و جناحی چپ در انزوای ایرانی، شفیق به درستی این درس لنینی را یاد گرفته که مشاهدهگر نافذ و حواس جمع تحولات واقعیت و جزئیات دقیق آن باشد. تحلیل و استراتژی و تاکتیک درست، در نهایت از جایی غیر از این وفاداری سازشناپذیر به فکتها و جزئیات تحولات اقتصاد سیاسی و جریان شناسی و ائتلاف نیروها حاصل نمیآید.
۳- شفیق و تدارک هوشمندانه چند قدم جلوتر از تمام نیروهای روشنفکری و مردمی و سیاسی ایستاده که به صورت کلی در سمت درست تاریخ ایستادهاند. چند قدم جلو ایستادن همواره مزیت آن را دارد که در نهایت تاریخ قرعه رهبری را به نام کسانی خواهد زد که چند قدم جلوتر از عموم حرکت کردهاند. برای بلشویکها هم همین اتفاق افتاد. از میان تمام نیروهای سوسیالیست، آنها چند قدم جلوتر حرکت میکردند. عدهای این را به حساب تندروی احساساتی و هیجانیگری کورکورانه انقلابی گذاشته بودند. بیخود نیست که دشمنان طبقه کارگر لنین و بلشویکها را با آوانگاردیسم خرده بورژوایی جمهوریخواهان رمانتیکی چون بلانکی و دار و دسته اش مقایسه میکردند. اما لنین با ذکاوت و آرامش یک رهبر انقلابی تمام عیار، بدون ذرهای هیجان و احساساتیگری، با محاسبه گری سنجیده تمام عیار شعار «تمام قدرت به شوراها» را مطرح کرد. در حالی که در اکتبر بلشویکها فرمان تسخیر کاخ زمستانی را صادر کردند، در ژوئیه (چند ماه قبلتر) به یک تحرک زودرس نپیوستند و به کادرهایشان دستور خودداری دادند. این خودداری تاکتیکی باعث زندانی شدن رهبرانی چون تروتسکی و مخفی شدن لنین شد اما در بلند مدت به انقلاب اکتبر که پیروزی تاریخی-جهانی برای طبقه کارگر جهانی و بشریت بود ختم شد . کمیته مرکزی یک حزب کارگری و رهبران کارگری باید بدانند در هر قدم چطور باید عمل کرد بدون هیچ هیجان زدگی.
۴- شفیق، از این نظر، یک شاگرد خوب لنین است که درست در چنین بزنگاه تاریخی، شعار تمام قدرت به خیابانها را داده است. برای چشم غیر مسلح ممکن است چنین به نظر برسد که این یک شعار غیرواقعگرایانه و انقلابیگری رمانتیک است، اما تاریخ نشان داد که از تزهای آوریل لنین تا اکتبر ۱۹۱۷، تمام قدرت به شوراها نه تنها غیرواقعگرایانه نبود، بلکه الزام نهایی هر شکل از واقعگرایی و بقا یافتن نیروهای مترقی بود.
۵- مارک تواین جایی گفته است که تاریخ خودش را دقیق تکرار نمیکند، اما گاهی بزنگاههای تاریخی چون قافیه هستند و لحظات تاریخی مقفا در میآیند. (History doesn’t repeat itself but it sometimes rhymes)
از نظر شباهت ساختاری مقطع کنونی با ایران ۱۹۵۱-۱۹۵۳ و اتفاقات روسیه ۱۹۱۷، چشم گیر است.
بعد همهی کارشکنیها و مداخلات بریتانیا، جبهه ملی و مصدق و طبقه کارگر تازه متولد شدهی ایران (به همراه با روشنفکران وطن دوست حزب توده و دیگر احزاب سوسیال دموکرات جبهه ملی) در مارس 1951 (29 اسفند سال 1329) ملی شدن صنعت نفت را جشن گرفتند و استعمارگران و شهرکنشنیان بریتانیایی گورشان را آبادان و سایر شهرهای نفتی و بندری ایران گم کردند. تحریمهای تمام عیار علیه ایران و دولت مصدق شروع شد. خطر آن بود که مصر و سایر کشورهای شبه مستعمره درس مصدق را برای بیشرف نبودن، وطن فروش نبودن (مثل رجال وطن فروشی چون برادران احمد قوام و وثوق الدوله) و وطن دوستی و استقلال را یاد بگیرند. بریتانیا اول میخواست به ایران حمله نظامی کند. از ترس شوروی عقب نشست. تحریمها برای دو سال به مردم و دولت مصدق فشار سخت آورد. در نهایت چرچیل پیر، جنایتکار جنگی در حد هیتلر، دولت حزب کارگر اتلی را کنار زد و به نخست وزیری با رهبری حزب محافظه کار بازگشت تا قدرت امپراطوری را در ایران احیا کند و درسی تاریخی به جنوب جهانی بدهد که پایشان را از گلیمشان درازتر نکنند. ترومن هم کناره رفته و دولت آیزنهاور با وزیر خارجه و رئیس سیا به زعامت برادران دالس روی کار آمده بودند و دکترین آیزنهاور روشن بود: کنترل خاورمیانه حیاتی است و خطر اصلی برای ما کمونیسم نیست (این مصرف پروپاگاندا است) خطر اصلی استقلال و جمهوریت خواهی در خاورمیانه است. به قول شکسپیر، جهنم خالی شده بود و جمع شیاطین و استعمارگران خونریز و حیوانخو در کابینهی چرچیل تا آیزنهاور جمع شده بودند. هم دکتر فاطمی (روزنامهنگار و رهبر فهمیده جبههی ملی که همدلی با حزب توده داشت) که وزیر امور خارجه مصدق شده بود و هم حزب توده با اعتماد بیش از حد به توان رهبری مصدق به او راجع به خطر کودتا هشدار دادند.
مصدق (با اینکه قهرمان ملی ماست) در عین حال کم کاری کرد. جسارت نداشت که جمهوری اعلام کند. جسارت نداشت که از جمهوریت دفاع کند و بیش از آنکه دیر شود کار سلطنتطلبان و کودتاگران را تمام کند. خطا و کم کاری مصدق هزینهای بر دست کل جامعه ایران و تاریخ ایران و خاورمیانه گذاشت. کودتای مرداد در ایران در حد و قوارهی نکبه فلسطینی، روز عظیم فاجعه و نکبت ملی برای ایران و مردم و فرودستان ایران است.
۶-خطای فاطمی و سران حزب توده این بود که به دقت نظر و زعامت مصدق تا نقطه آخر اتکا کردند. حزب توده میبایست جسورتر میبود و بر مصدق فشار میآورد که کم نیاورد. بعد از انقلاب فوریه ۱۹۱۷ هم لنین هم میتوانست به دام خوشباوری بیفتد و به رهبری کرنسکی سوسیالدموکرات دل خوش کند. لنین شمهی سیاسی داشت. چند قدم جلوتر وایساد و وقتی کرنسکی در مقابل ضدانقلاب و ژنرال کرنیلویف که در پی اشغال پتروگراد بود کم آورده بود، بلشویکها توانستند او را کنار بزنند و رهبری را به دست بگیرند. مشکل آن بود که حزب توده و فاطمی نتوانستند مصدق را کنار بزنند وقتی او کم آورده بود.
۷- شفیق اشتباه حزب توده را تکرار نکرده است. تدارک به سید مجتبی نامه نوشته است. چند قدم از او جلوتر ایستاده است و وقتی مجبتی در لحظه سرنوشت ساز ممکن است حساب کار از دستش برود که قطار جمهوریت را به ته چاه بیندازد، این کمونیستها باید باشند که فرمان را از دست او در بیاورند و مانع از سقوط ایران به ته دره شوند، و این سقوط در حد حمله مغول خواهد بود، در حد سقوط سودان و سوریه و لیبی به چاه جنگ داخلی. به سوسیالیستها و کمونیستهای ایران وظیفهی بی بدیل تاریخی واگذار شده است. آنها تنها جمهوریت در ایران باید نجات بدهند با بدل کردن آن به یک جمهوری کارگری و سوسیالیستی، بلکه خود موجودیت تاریخی این کشور رنجدیده به نام ایران را نیز نجات میدهند.
۸- از وحشیان و جانوران درندهخوی کابینهی نتانیاهو جنوسایدال تا مافیاهای کابینهی ترامپ، باز همچون کابینههای چرچیل-آیزنهاور، جهنم خالی شده و جمع شیاطین و خونخواران جمع شده است برای سلاخی ملت و کارگران بینوای خاورمیانه و ایران.
۹- تدارک اما حد در سطح جنینی آمادگی حزب توده قبل از کودتا و حزب بلشویک قبل از انقلاب اکتبر را ندارد- تا جایی که از شواهد بر میاید-. این البته تا حدی حاصل دوران ارتجاع پایان تاریخی بعد از سقوط دیوار برلین است. اما ارادههای سیاسی در تلآویو و واشنگتن و بروکسل روشن است. قرار است حمام خون در ایران به راه بیفتد. قرار بر کودتا است، دیر یا زود، مثل دوران مصدق. در دوره کنونی نیز قرار بر تجاوز است، دیر یا زود، ساعت موعود دارد نزدیک میشود. ایا اراده های سیاسی در سمت ما سوسیالیست ها روشن است؟ آیا آماده طوفان هستیم؟
۱۰-سوالی حیاتی این است: آیا شفیق فقط یک نظریهپرداز است؟ یا آیا او نبوغ سازماندهی و کار تدارکی رو زمین را داراست؟ آیا او میتواند از پس امور مالی و مدیریتی سازماندهی هستههای کمونیستی در تهران و سایر شهر بر بیاید؟ این سوالات را فقط میتوان در عمل جواب داد.
۱۱- مهمترین خطای هر جمهوری، به ویژه جمهوری سوسیالیستی، این است که با تمام قدرت یک فضای عمومی سرزنده آگاهی ملی جمهوریخواهانه را زنده نگه ندارد. بسته نگه داشتن رسانهها و قدرت سیاسی بورژوازی بدون یک فضای آزاد دموکراسی کارگری، در بلند مدت درخت جمهوری را میخشکاند و علف هرز ارتجاع از هر گوشه سر بر میدارد. جمهوری اسلامی این اشتباه استراتژیک را کرد که با بستن فضای سیاسی و کشتن سوسیالیست ها، درخت جمهوری را خشکاند و فرصت رشد ارتجاع را چنان فراهم کرد که دلقکانی چون پهلوی در آرزوی بازگشت سلطنت به ایران بعد از ۵۷ بودند. شفیق باید متوجه باشد که او و تدارک ارتش یک نفره نیستند که به تنهایی بار تمام تاریخ را به دوش بکشند. او نباید اهمیت فضای جمهوری, اهمیت وطن دوستی و فرهنگ جمهوریخواهانه و دموکراسی علیه بورژوازی چه پیش و چه پس از قدرتگیری احتمالی سوسیالیستها را نادیده بگیرد.،
رفیق گرامی،با تشکر از نکات…
بهمن شفیق
رفیق گرامی،
با تشکر از نکات بسیار با ارزشی که طرح کردهاید. صرفنظر از ارزیابی های شما درباره تاریخ فعالیتهای ما درستی یا نادرستی آنچه انجام دادهایم، یک نکته هست که مایلم بر آن تأکید کنم.نه در جهت تأیید اظهارات صمیمانه و البته خوشحال کننده شما درباره ما، بلکه به خاطر اهمیتی که به طور کلی دارد و به باور من بنیان نقد کمونیستی است. گفتهاید «تحلیل و استراتژی و تاکتیک درست، در نهایت از جایی غیر از این وفاداری سازشناپذیر به فکتها و جزئیات تحولات اقتصاد سیاسی و جریان شناسی و ائتلاف نیروها حاصل نمیآید». این دقیقا نقطه تمایز ما است با کلیه جریاناتی که آنها نیز برچسب کمونیسم یا سوسیالیسم را با خود حمل میکنند. این تأکید را از آن رو لازم میدانم که در این برهه بسیار حساس یک بار دیگر به کمونیستها یادآوری شود که برای تغییر واقعیت باید به آن وفادار بود و به همانگونه آن را شناخت که هست نه آنگونه که باید باشد. این بی نهایت حائز اهمیت است.
اما در مورد سایر موضوعاتی که طرح کردهاید. حقیقتا شما وارد بحثی شدید که بسیار فراتر از جدالهای تاکتیکی روزمره است. غریب نیست که در جهان بسیار پلشت امروز شما در بیانیه ما بحث تسخیر قدرت سیاسی از سوی کمونیستها را دیدهاید و غریب تر این نیست که حتی شانسی هم برای آن قائل شده اید؟ چه چشمانداز فراخی برای این جریان کوچک کمونیستی. در این باره باید بسیار بیش از مجال یک کامنت حرف زد. کاری که حتما در روزهای آینده خواهیم کرد. و به این امر عجیب نیز خواهیم پرداخت که این جریان کوچک کمونیستی چگونه جرأت اندیشیدن درباره چنین چیزهایی را به خود راه داده است. آن هم از این راه عجیبی که در نقطه عطف تعیین کننده اش با نامه به رهبر جمهوری اسلامی شروع شد و سپس افق یک انقلاب اجتماعی را پیش رو قرار داد. حقیقتا دنیای عجیبی است. فقط باید یک بار دیگر به این گفتار گوته اندیشید که از قضا مورد علاقه فراوان لنین نیز بود: تئوری دوست من، خاکستری است؛ سبز، درخت جاودان زندگی است.
بیشتر گفتگو خواهیم کرد.
سرافراز باشید